domenica 25 novembre 2012

il funambolico rock dei Laederbraun: tra una tela di De Chirico e una scultura di Dalì


Con gli occhi puntati nelle profondità dei cieli notturni, alla ricerca di desideri luminosi e
fragili, casualmente mi sono imbattuto nella puntata n. 56 del programma Internet “ Una
Stanza piena di Androidi “. La colonna sonora, fortemente d’impatto, era perfettamentebilanciata tra un funambolico rock moderno, riffs robusti ma non scontati, frequenzesonore ’70-style, architetture musicali accattivanti e testi sui quali riflettere senza fretta,guardandosi nel proprio specchio interiore. E’ stato come osservare, alla distanza ottimale, un tela metafisica di De Chirico o una scultura surrealista di Dalì contemporaneamente dai quattro punti cardinali diversi, quattro visioni differenti che si sovrappongono in un gioco di trasparenze sonore tra hard-rock,psichedelic e progressive seventy’s style …Laederbraun.Questo nome, scritto e pronunciato in stile puramente arcaico, si ispira ad una tecnica medievale alchemica in grado di poter trasformare il comune piombo in nobile oro:esattamente come i nove brani dell’album che, attingendo a piene mani da un’idea poco frequentata, distillano le loro liriche hard-rock in italiano.E’ un’idea vincente, questa, strutturata ed organizzata in modo tale da mettere d’accordo la rigorosità geometrica dei riffs hard-rock e le ripide scalate prog con l’opportunità espressiva della nostra lingua, anche ai fini della maggiore comprensibilità. Cosa che, ovviamente, non guasta affatto.
La musica, in questo specifico caso, è quindi esplicitamente aiutata da un tessuto di ottimi testi : gli scenari descritti ed i suoni evocati da queste “immagini sonore” sembrano sorgere da infiniti panorami, da sogni eterei nei quali ogni singolo brano racconta una storia, una favola da vivere ad occhi aperti sul mondo. Se i temi narrati rievocano le idee linguistiche dei precedenti gruppi Campo di Marte, IV Luna, Strana Officina, Rovescio della Medaglia, Biglietto per l’Inferno ed attuali come Litfiba, le architetture stilistiche musicali risentono delle lezioni storiche impartite dai gloriosi Black Sabbath, Living Colour, Jane’s Addiction. E, se ascoltiamo bene, sentiamo anche gli ultimi echi armonici e le risonanze amplificate degli onnipresenti Led Zeppelin. Il gruppo nasce dalle ceneri degli Heartbreaker ( …vi ricorda qualcosa ?) ed approda, dopo sei anni di lavoro progettuale e numerosi avvicendamenti nella compagine della formazione, all’attuale “mark” di quattro elementi : Michele Tombini     (voce), Mattia Locatelli (basso), Antonio Romano (batteria) e Simone Goretti (chitarra) hanno spinto l’acceleratore su brani come Città Nera, La Fine, Lotta. Il Crepuscolo degli Dei e Live !, invece, risuonano incessantemente tra atmosfere funk e post-punk , quasi un racconto fumettistico che insegna a trasformare tutti i metalli in oro , e quindi la materialità in spirito, l’ombra scura in vivida luce. La via della trasformazione è lunga ed è appena iniziata. Mettiamoci comodi ed ascoltiamo, se abbiamo l’intenzione di costruire la nostra personalissima pietra filosofale, l’intero album Dies Irae. 
Buon ascolto !!!  
Microbass



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